0

Da Sud-Ovest a Nord-Est

F1000031La traversata fu lunga faticosa e rischiosa. Cominciò con un ostacolo. Uno sperone duro e inamovibile costrinse a un aggiramento che comportò manovre non previste, con conseguente consumo di energia, ormai agli sgoccioli, e tempo. Si provò prima a destra, da dove proveniva un bagliore che faceva immaginare un percorso liscio e aperto. Al contrario, dopo poche rischiosissime mosse, ci si accorse che quella luce quasi accecante era il riflesso della superficie liscia e viscida che respingeva ogni corpo che volesse posarvisi, come una biscia che guizza e non si fa prendere. Si decise quindi di virare a sinistra. Iniziarono le fasi di arretramento e spostamento dall’asse direzionale che sottrassero ulteriori risorse di energia e accorciarono il tempo utile, mettendo in serio pericolo la riuscita dell’impresa. Pur con tutte le dovute precauzioni, non si riuscì ad evitare la collisione con un corpo non identificato, che danneggiò l’involucro da qualche parte. All’arrivo si sarebbero verificati i danni, adesso conveniva ripartire per non mandare in fumo l’impresa che si doveva concludere di lì a poco, pena il fallimento del progetto. E questo sarebbe stato un ulteriore problema. A sinistra tutto andò bene, anche se ci volle parecchio.

Si cominciò finalmente il viaggio.

Lontano appariva l’orizzonte nessun ostacolo per raggiungerlo. Subentrò un certo rilassamento, tutto era ugualmente piatto e noto. Qualcosa passò davanti all’improvviso talmente fulminea da non dare modo di comprenderne né la forma né la dimensione, e costrinse a una brusca frenata. Tutto il carico venne catapultato in avanti, rendendo precario l’equilibrio del mezzo che caracollò e dette l’impressione di crollare. Dopo alcune scosse di assestamento parve ritornare la stabilità e si decise di ripartire, questa volta senza abbassare la guardia. Tra i tanti viaggi effettuati, era la prima volta che si verificava un evento simile e questo creò parecchio spavento. Era forse un segnale? E di che cosa poi? Si decise di non tenerne conto. Si ripartì e tutto filò liscio. Finalmente la stabilità, il viaggio come doveva essere il viaggio, intermezzo tra un posto e un altro tra una vita e un’altra. Il viaggio come viaggio. Questa volta però era solo un traghettamento, il trasferimento di un carico pesante e prezioso, di cui ci si era preso l’impegno e la responsabilità. Non senza titubanza. Il fallimento avrebbe infatti decretato la fine del mezzo di trasporto, che si era sempre distinto per la assoluta affidabilità. La sfida era stata dunque raccolta, il rifiuto stesso avrebbe segnato negativamente il suo futuro. Ad un tratto squittìì ragli rantoli sbattiti d’ali. Niente da una parte niente dall’altra ma inequivocabile il rumore assordante di mostri volanti e il relativo spostamento d’aria. Cosa succedeva?

L’andatura a zig zag tentava di evitare lo scontro che sembrava inevitabile ma nulla cambiava. Quel fragore assurdo nell’aria in alto era forse la fine del mondo? La rassegnazione e il fatalismo sembrò l’unica via d’uscita non si può combattere contro ciò che non si vede. Per la prima volta il mezzo cedeva le armi e lo faceva di fronte a un ostacolo che non poteva prevedere. Ma tutto finì. Nulla sembrava essere successo. Meglio non farsi domande, bisogna arrivare presto, subito! Si ripartì a denti stretti. Dopo un lungo tempo di viaggio calmo e a rischio sonnolenza, un cigolìo dapprima impercettibile poi trasformatosi in un boato col sistema causa-effetto fece tremare tutta la struttura che si piegò su un fianco in prossimità di schiantarsi. Con la determinazione e la forza che viene in soccorso nelle situazioni estreme si riuscì ad evitare il collasso, ma si dovette riprendere il viaggio con una inclinazione che virava al livello d’orizzonte. Ormai la meta era visibile, bastava poco e con la massima precauzione si poteva anche arrivare. Si doveva. Poi però bisognava guardare in faccia la realtà: forse, dopo tanto viaggiare, era venuto il momento di fermarsi. Le strutture non reggevano più e bisognava lasciare il passo a mezzi moderni.

Ma forse era sufficiente cambiare qualche parte. Le nuove tecnologie potevano fare miracoli, anche rinnovare pezzo per pezzo quella che poteva sembrare un’inutile carcassa, che aveva invece un’anima ancora viva e vitale. All’arrivo si dovevano cercare i tecnici migliori e i ricambi più nuovi, costi quel che costi. Ora il viaggio era faticoso, a tratti quasi insostenibile. L’inclinazione faceva perdere l’orientamento e occorrevano tanti piccoli scarti per ritornare sulla rotta.

Piano piano, tutto lo sforzo concentrato a percorre l’ultimo tratto, con quell’orrendo stridore che faceva pensare a un possibile crollo totale da un momento all’altro finalmente il piede toccò la poltrona e il vecchio corpo con le ossa divorate e i muscoli liofilizzati vi si lasciò cadere.

_Giò_