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Siamo in tanti, qui dentro

F1010003Sono tante le volte in cui ho creduto di reinventarmi.
Sono davvero molte le circostanze in cui ho tagliato i capelli o allungato la barba nella piena convinzione che quel gesto servisse a rendermi diverso e anonimo al mondo.

Nel tentativo di evolvere ho cambiato diverse città, compagnie, autobus e scrivanie.
Ho variato il modo di portare la camicia o i pantaloni, ho stretto di più i lacci delle scarpe pensando che mi avrebbero permesso di camminare più saldo al terreno.
Ho cambiato marca di tabacco, di cartine, comprato un accendino di colore diverso.
Così, per mettermi allegria.
Ho scovato nuovi supermercati dove fare la spesa, ‘ché mi piace perdermi tra le corsie di biscotti e alcolici.
Ho variato la dieta.
Ho dormito di più, ho dormito di meno, ho cambiato i ritmi della giornata e delle pause dal lavoro.
Ho aggiornato il curriculum.
Sono finalmente riuscito a districarmi dentro una metropolitana senza perdermi.

Mi sono messo in gioco, ho fatto nuove amicizie ed esplorato quartieri di città che non conoscevo.
Mi sono emozionato ogni volta che scoprivo un vicolo nuovo, un bar nascosto sotto qualche portico così, magari solamene camminando.
Ho imparato che significa non accontentarsi e diventare un po’ parte del luogo in cui si vive, anche se non è il proprio.
Ho fatto colazione in compagnia di amici mai più rivisti e l’ho fatta da solo, con quella tranquillità domenicale unica e godereccia. Senza sapere assolutamente cosa avrei fatto durante tutta la giornata. Forse nulla, forse un museo, forse

Ho girato in bicicletta anche se sono pigro.
Ho preso qualche taxi, perché non volevo sedere sullo stesso bus del giorno precedente. Viaggiare in taxi mi è sempre piaciuto perché rispetto ai mezzi pubblici mi è sempre parso come di essere teletrasportato a destinazione. Come in un passaggio segreto all’interno di un videogioco.

Ho provato a piangere a volte. A urlare fortissimo.

Ho comprato un nuovo cappotto, così per darmi un tono.
Ho lavato, una buona volta, gli interni della macchina.
Ho tolto ricordi dalle pareti e messi in una scatola.
Ho investito su me stesso, giocando il più delle volte d’azzardo.
Ho sperimentato nuovi lavori e nuovi mestieri, provandoci.
Ho mutato la mia percezione della fatica, sopportando orari devastanti.

Mi sono immerso nella vita di tante persone, senza chiedermi perché.
Sono anche stato distaccato, con chi non mi ha permesso altro.
Sono stato iracondo, irascibile e capriccioso. Sono stato paziente, buono, generoso, fatalista.
Mi sono cimentato in nuovi hobby.
Ho creduto fino in fondo di potere essere un altro solo perché dormivo in un letto diverso guardando un’altra fetta di cielo.
Ho camminato scalzo sull’erba e sull’asfalto, sporcandomi i piedi di nero.

Ho avuto un cane, ho odiato i gatti. Poi ne ho avuto uno.
Ho provato a riordinare la mia camera, perché con le cose al proprio posto mi sembrava di riuscire a pensare meglio.
Ho preso l’istinto per mano.

Ho provato la sensazione di essere sereno e disteso con qualcuno, senza che ci fossero complicazioni.
Ho bevuto una birra da un angolo diverso di una piazza e ho notato che sembrava più piccola, vista da li.

Ma nonostante le camicie diverse,
nonostante le città, le persone, le cose,
e nonostante i cieli che ho cambiato sulla testa,

alla fine bah.

_Alessandro Pasotti_

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