Era Firenze

331296_2613715071945_2120260723_oC’era un sole limpido quel giorno e la vista metteva una gran pace. Camminando un po’ nel parcheggio cercavo di sgranchirmi le gambe, il troppo guidare mi aveva intorpidito. Mi accesi una sigaretta, mi sporsi sul cornicione di piazzale Michelangelo e guardai il panorama, non c’era nulla da fare, sembrava di ammirare una cartolina.

Era la prima volta che salivo in quel punto e la cupola di Santa Maria del Fiore troneggiava sul panorama insieme a Palazzo Vecchio e alla Basilica di Santa Croce. Tutte le case intorno sembravano, sotto di loro, una fitta coltre di nuvole basse spaccate nel mezzo dall’Arno. Era mattina presto.

A quel punto, afferrata la borsa dall’auto, mi decisi a scendere le scalinate del piazzale per scendere in città.

E ad ogni passo verso il livello del mare quelle strade di sanpietrini e ciottolato mi mettevano allegria, sarà stato il sole, la luce o vattelapescaché.

Sul lungarno c’era gente. Chi in bicicletta, con quei caschi che ancora non comprendo e la fascetta alla caviglia per stringere il pantalone, chi invece a piedi, con il cane -tripode, poraccio- a passeggio. L’aria delle nove di mattina si lasciava respirare bene però, mentre piazzale Michelangelo -dietro di me- pareva quasi spingermi un poco verso ponte della Carraia, inciampando a tratti sul marciapiede disconnesso. “Si, si, sto andando.”

Era il preludio di una primavera niente male, passata a consumarmi i tacchi su quelle quattro strade tortuose, a sbagliare strada verso San Benedetto in Alpe e a rubare maldestramente i girasoli dal campo vicino a casa. Che poi ci ho perso le chiavi, la nel mezzo, sarà stato il karma.

L’Arno, grigiastro, stonava un po’ con il verde delle colline attorno. Un paio di canoe in vogata solcavano l’acqua e si nascondevano sotto le volte del ponte. E anche da li la vista mi scippava il verbo dalla bocca, ‘ché ovunque mi voltassi c’era qualcosa da ammirare, da osservare.

E così, guardando e osservando, borsa in spalla e sole ancora obliquo negli occhi, me ne andai per la mia cattiva strada.

_Alessandro Pasotti_

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